autore: Laura Sandi
prima uscita: 2009
casa editrice: Mondadori
casa editrice: Mondadori
prezzo: 18 euro
"Biscotti al Malto Fiore per un mondo Migliore", recitano i due settenari in rima; il punto esclamativo non c'è, ma si sente.
In quanto sintesi massima del libro, il titolo di solito anticipa il contenuto, ma in questo caso anche la forma; ed infatti, prima della storia divertente e leggera come una stella filante, è la scrittura di Laura Sandi a mostrare le sue grazie, una scrittura che non eccede di una sola parola pur avvalendosi, senza troppe riserve, di avverbi ed aggettivi che in qualsiasi altro caso risulterebbero logori.
Ecco, la lingua di Laura Sandi è così sincrona allo stile della protagonista e allo sviluppo della storia, che un'associazione di parole quali "mani smisuratamente grandi e forti" non pecca di banalità, perché Leda, enfant prodige nella dimensione favolosa in cui tutti i bambini lo sono, non potrebbe descrivere che con tali parole le mani di suo padre.
Basterà dire che Leda vive in una torre d'avorio con due genitori scultori di opere a scala e a numero inversamente proporzionale - il padre, russo e immobile come nella migliore tradizione sovietica, lavora su pietre così grandi che lo fanno somigliare più ad un arrampicatore delle dolomiti che ad un artista; la madre, dubbia come un ologramma, riproduce i medesimi lavori in dimensioni ridotte e in numero industriale.
"Grazie a mio padre ogni tanto diventavamo ricchissimi, ma grazie a mia madre eravamo ricchi tutti i giorni."
Oltre ai genitori c'è una donna di servizio che è la vera padrona di casa, nel senso più economicamente domestico del termine (tant'è che in assenza dei padroni affitta villa e infante ai set pubblicitari), un giardinere-botanico che crea mostri da serra, i fratelli maggiori, gemelli che Leda semplicemente identifica come
"il ragazzo doppio di nome Libero e Furio"
Leda esce per la prima volta dalla sua villa fatata quando va alle elementari e scopre il mondo, quello vero: i dolori umani e reali fatti di contusioni, graffi e diserzioni familiari - molto diversi dalle miserie drammatiche fatte di sangue ed abbandoni delle opere liriche che le racconta sua nonna. La magia e lo stupore di Leda, però, aumentano, invece di diminuire, perché la Sandi rovescia la stessa dimensione del fantastico: cosa c'è di più stupefacente dell'ordinario, per una bambina imprigionata per anni nello straordinario?
E' così che la favola resta delicata e luminosa anche quando diventa vita vera, è così che nelle ultime 50 pagine, l'autrice, sempre perfettamente mimetizzata, richiama all'appello gli episodi di un intreccio così fine che neanche sembrava volto ad un esito sincretico; nell'ultimo quarto del libro la Sandi fa convogliare tutto il narrato dopo aver forse (e dico forse, non ne sono poi tanto sicura), dopo aver forse peccato di eccessiva misura nella narrazione precedente, che si svolge piana, cadenzata e rassicurante come una pedalata a Ferrara di domenica mattina.
Non mancano lampi di genio e di ironia, episodi simbolici o vagamente inquietanti, ma non ci sono importanti tensioni narrative per i primi tre quarti del libro, perché la Sandi, volontariamente, tende a riassorbire nell'omogeneità del narrato i tratti più arditi, tende a levigare la sua chimera, come una scultura del Canova.
La Sandi è biograficamente vicina a Leda, è laureata in Lettere ed esce dalla scuola Holden, il suo primo libro non è certo un esperimento, ma già il risultato di molta educazione ed esperienza artistica.
La storia che mi ha portato a questo libro è visiva: ho conosciuto Laura Sandi alla premiazione di Insula Romana, un concorso letterario in cui lei è arrivata seconda e in cui io lavoravo come fotografa.
Nel podio fra due uomini, uno famoso e discreto da anni, l'altro appena consacrato dalla critica nel canone degli scrittori contemporanei, Laura Sandi spiccava come una ciliegia candita fra due nespole.
Ed era vestita completamente di nero.
L'ho fotografata fino alle unghie, ripetendo all'infinito fra me e me:
"biscotti al malto fiore, per un mondo migliore".

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